Lifestyle

Giorni della Merla 2026: quando cadono, quali sono e qual è il loro significato e la loro leggenda

Giorni della Merla
Giorni della Merla 2026: quando cadono, quali sono e qual è il loro significato e la loro leggenda - my-formula.it

I Giorni della Merla sono legati al freddo e a storie popolari, ma i dati meteo smentiscono la credenza: ecco cosa c’è davvero dietro.

Secondo la tradizione italiana, i Giorni della Merla coincidono con il 29, 30 e 31 gennaio. Sono considerati da secoli i giorni più freddi dell’anno, anche se le temperature reali raccontano una storia diversa. La leggenda vuole che siano collegati alla figura del merlo, uccello che annuncerebbe simbolicamente la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera. Ma da dove nasce davvero questa espressione? E perché, ancora oggi, si tramanda in diverse regioni italiane?

Nonostante le credenze radicate, i dati raccolti nel tempo mostrano che questi tre giorni non sono i più rigidi dell’anno. Esistono diverse versioni sull’origine del nome, tutte legate a racconti folkloristici, trasmessi di generazione in generazione. Alcune storie fanno risalire l’espressione a un cannone, altre alla trasformazione simbolica dell’uccello da bianco a nero per colpa della fuliggine. Quello che è certo è che la forza evocativa di questi racconti ha permesso a questa ricorrenza di sopravvivere nel tempo, mantenendo intatto il suo fascino.

Le temperature reali e il confronto con la tradizione popolare

La convinzione che i Giorni della Merla rappresentino il momento più freddo dell’inverno si scontra con i numeri. I dati raccolti dal Centro Geofisico Prealpino, che analizza il clima lombardo da oltre cinquant’anni, rivelano che le temperature medie degli ultimi tre giorni di gennaio sono più alte rispetto alla media del mese. Il periodo compreso tra il 1967 e il 2015, infatti, mostra una media di 3,6°C nei Giorni della Merla, contro i 2,9°C registrati nell’intero mese di gennaio.

Giorni della Merla

i Giorni della Merla rappresentino il momento più freddo dell’inverno – my-formula.it

Anche le temperature massime si attestano intorno ai 7,3°C, mentre le minime toccano lo -0,1°C, valori che smentiscono il mito della settimana più gelida dell’anno. Eppure, l’idea che il 29, 30 e 31 gennaio siano particolarmente rigidi continua a persistere in tutta Italia, segno che il peso della tradizione supera di gran lunga la verifica scientifica.

A questo si aggiunge il significato popolare: se i Giorni della Merla risultano davvero freddi, si prevede una primavera mite e serena; se invece il clima è più tiepido, si pensa che la primavera sarà più lunga e capricciosa. Una lettura simbolica delle stagioni che ha radici lontane e continua a essere ripetuta da nonni e famiglie, nonostante la meteorologia dica altro. E se si prova a cercare un fondamento statistico, si scopre che nei decenni recenti le temperature tendono ad aumentare proprio alla fine del mese, confermando un trend in crescita. La scienza, dunque, ha già chiarito il quadro, ma la forza dei racconti resiste ancora.

Storie antiche, falò e leggende: perché si chiamano così e dove si celebrano ancora

Il nome “Giorni della Merla” evoca subito immagini invernali, paesi avvolti nel gelo, vecchie storie tramandate a voce attorno al fuoco. Una delle leggende più note racconta di una merla dal piumaggio bianco che, per ripararsi dal freddo, si rifugiò in un comignolo il 28 gennaio, insieme ai suoi piccoli. Ne uscì solo il primo febbraio, ricoperta di fuliggine, con le piume ormai nere. Da allora, dice il racconto, i merli avrebbero conservato quel colore scuro.

Una variante simile vede protagonista l’inverno stesso, quasi fosse un personaggio animato. In questa versione, la merla si rifugia nei primi giorni di gennaio e si prende gioco del freddo pensando che sia finito. Ma l’inverno, per vendicarsi, chiede in prestito giorni a febbraio e torna più forte, costringendola a cercare nuovamente riparo. Entrambe le narrazioni collegano il colore del merlo alla fine simbolica del gelo, come se l’animale portasse su di sé i segni di un passaggio tra due stagioni.

Esistono anche versioni meno poetiche e più legate alla storia. Nel 1740, Sebastiano Pauli, nel suo saggio “Modi di dire toscani”, raccontava di un cannone chiamato proprio “Merla”. Si dice che venisse trasportato solo negli ultimi giorni di gennaio, quando il Po ghiacciava e permetteva l’attraversamento. Da qui il nome, legato non a un animale, ma a un fatto concreto e militare. In un’altra leggenda, si parla invece di due sposi, Merlo e Merla, costretti ad attraversare il fiume gelato. Il ghiaccio si rompe sotto di lui e il giovane annega. Lei sopravvive, ma resta sola, e il suo lamento, secondo alcuni, si può ancora sentire tra le nebbie padane di fine gennaio.

In molte zone del Nord Italia, come il Cremonese, il Maremmano o il Friuli, la ricorrenza è ancora viva. In quei territori si accendono falò, si raccontano storie e si celebrano i riti stagionali che segnano il passaggio dall’inverno alla primavera. I Giorni della Merla, insomma, non sono solo una credenza climatica, ma un intreccio tra scienza, memoria e immaginazione collettiva che attraversa generazioni. E nonostante i dati dicano il contrario, l’idea che il gelo si concentri proprio in quei giorni resta un punto fermo nel calendario delle tradizioni italiane.

Change privacy settings
×